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    September 27

    Sul V-Day

    Sul V-Day

     

    “Sono rimasto molto sorpreso dalla reazione dei giornalisti e degli opinionisti al V-day dell’otto settembre. Un comico organizza un evento per raccogliere le firme per una proposta di legge popolare e più di 300.000 cittadini aderiscono in un solo giorno. Non è mai successo nella storia della Repubblica.

    Beppe Grillo propone quindi delle liste civiche senza la presenza di pregiudicati e invita i cittadini a presenziare ai consigli comunali. Tutto all’interno delle leggi dello Stato. Il giorno dopo i politici, che avevano ignorato fino ad allora il popolo della Rete, nella speranza che non disturbasse il manovratore, cercano di diminuirne il messaggio, anche squalificandolo.

    Ma i politici, va detto, salvo alcune valutazioni infelici, non si sono accaniti piú di tanto e in qualche caso hanno persino condiviso parte delle critiche di Grillo. I giornalisti invece no, quasi tutti, senza distinzione di testata hanno descritto Grillo come un anticristo.

    È per me imbarazzante ascoltarli mentre insultano pesantemente le persone che sono scese in piazza, disprezzandole, e dando a Grillo la patente di fascista e di terrorista. La sensazione è che il V-day sia stato organizzato contro di loro, non contro i partiti e che cerchino di difendersi. L’evocazione delle pallottole e di un nuovo terrorismo da parte dei giornalisti quando in piazza si sono visti solo cittadini italiani di tutte le età in file ordinate è un gioco al massacro che non mi sta bene.

    Se dovesse succedere qualcosa, chi evoca le pallottole ne porterà la responsabilità “

    fonte Blog di Antonio Di Pietro

     

    Non si risolvono i problemi del Paese con il vaffanculo. Lo dice il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo (uno che con i soldi dello stato ci ha campato le aziende, ndr), durante un incontro con i 50 migliori neolaureati d’Italia (dai ricercatori universitari meglio se si tiene lontano, ndr) selezionati per un master promosso da Alma Graduate School e Luiss Business School (non proprio figli di operai insomma, ndr).

    “Io a risolvere i problemi dell’Italia con il ’vaffanculò non ci credo. Non sono fra quelli che pensano che tutti i mali del Paese sono nella politica. Bisogna fare attenzione non entrare in un populismo e in una demagogia troppo facili”.

     

     

    “La cosa peggiore in questo momento è il cinismo dell’antipolitica e il disprezzo della politica”.

    “Occorre dare potere al primo ministro, di scegliersi i ministri e mandare a casa qualche ministro che non va bene. Questa è meritocrazia: mettere al centro della Costituzione la concorrenza (senza parole, ndr); abolire le province, quelle non necessarie, abolire i costi e gli sprechi (una sorta di ristrutturazione aziendale senza cassa integrazione, ndr)”.

    Aggiungere qualche cosa a questa incredibile serie di affermazioni populiste sarebbe come sparare su un tonno in scatola, per dirla alla Grillo.

    PS: chiedo scusa per i numerosi ndr, ma non ho trovato altro modo per esprimere il mio disappunto verso le parole di (chi ricorda il top manager di Vastano?).

    Tagli fino al 75 per cento alle Commissioni di inchiesta. Ma restano 2 milioni e 800 mila per buvette e ristoranti: “Abbiamo mantenuto la spesa dentro il limite che ci eravamo posti, il 2,8%”

    ROMA - Bravi ma no troppo. Per quanto si siano sforzati a seguire linee guida risparmiose e rigorose, alla fine anche al Senato i conti non tornano. O meglio, tornano, ma con una spesa superiore del 2,77 rispetto all’anno scorso e un costo finale di quasi un miliardo di euro. Per l’esattezza nel 2007 Palazzo Madama col suo fardello di 315 senatori, sette senatori a vita e 1.096 dipendenti ci costerà 948 milioni, 689 mila e 447 euro mettendo insieme il titolo delle spese e quelle delle partite di giro, comunque costi vivi della camera alta della nostra Repubblica. Volendo fare un paragone con Montecitorio, i bilanci dei due rami del Parlamento sono in linea: la camera bassa, infatti, ci costa circa un miliardo e mezzo ma ha il doppio dei deputati e ottocento dipendenti in più.

    fonte Repubblica.it

    La politica italiana non impara, è cieca dinnanzi ai propri errori. Le manifestazioni dei cittadini le bolla come qualunquiste, il tentativo di recupero del controllo sulla politica lo definisce antipolitica. I nostri politici regnano in un reame che non li vuole più, li detesta, li vuole fuori.

    Loro non capiscono, barcollano ma non mollano. La casta politica si è trasformata in aristocrazia, incapace, inefficiente, inutile e soprattutto costosa.

    Leggi il testo di legge con il progetto di bilancio interno del Senato per l’anno finanziario 2007

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